Mente e tecnologia sana , in agricoltura sana

di Stefano Masio

Fatica e speranza, tradizione ed innovazione, manualità e tecnologia . Chiunque, nelle sue più variegate forme e ruoli, approcci seriamente all’agricoltura sana (in altre forme non mi interessa e forse non può esser neanche definita tale) non può che confrontarsi quotidianamente con queste parole, solo apparentemente contrarie a se stesse , ma in realtà tutte parte della stessa visione . Parole che mi risuonano dolcemente nella mente mentre saluto e ringrazio il mio amico “bottegaio” , lasciandolo tra le sue verdure , dopo l’ennesima , edificante discussione tra le cassette del suo negozio. Leggo nei suoi occhi la passione di chi sa che la nostra Terra ha bisogno anche di lui, delle sue scelte. In questi nostri giorni parole come “rivoluzione verde e climatica” sono all’ordine del giorno, ma nel concreto , sono gli attori principali , chi coltiva , chi distribuisce e chi consuma a determinare se e come . E scegliere prodotti sani che rispettino , rigenerino e valorizzino suolo e lavoratori, non solo comporta le classiche complicanze economiche e commerciali di vario tipo e che ora non tratterò , ma anche altri piccoli e grandi ostacoli che rendono la vita complessa. Ascolto la sua stanchezza nell’affrontare le difficoltà concrete fatte di relazioni , aspettative e complicanze pratiche. Se la collaborazione con piccoli produttori è motivo di orgoglio e vero motore, al di là delle bucoliche visioni , occorre far fronte alla difficoltà di alcuni di questi di produrre per la vendita . Che sembra un paradosso, ma chi coltiva conosce la durezza delle giornate e come a volte ci si chiude nei nostri orti senza aver più forze per affrontare il mondo delle vendite . Stanchezza sulla quale, inutile sottolineare, la Gdo si è presentata abilmente come “facilitatore” con costi che ben conosciamo. Cosicché a volte è il venditore, se è illuminato, a stimolare, interpretando un ruolo non suo, scontrandosi con difficoltà , pigrizia o poca volontà di fare un ulteriore passo . Far arrivare prodotti sani e ricchi di biodiversità nelle tavole di sempre più persone è l’obiettivo di tutti , ma farlo comporta fatica e speranza, tradizione e innovazione, manualità e tecnologia . Così capita che magari il produttore si arrenda ad interloquire direttamente con il cliente ristoratore per evitare fatiche e perdite di tempo preferendo che sia il negoziante ad intermediare . O produrre senza programmazione , seppur minima , senza garantire consegne puntuali , per quel che la Natura permette. O arrendersi alle difficoltà di trasporto e consegne , legate a dinamiche sempre più complesse e così poco vicine alle esigenze di ciascuno . Rendersi poco disponibili al dialogo e alle domande di chi magari cerca i suoi prodotti, rifiutando le nuove forme di comunicazione tecnologica . Rifugiarsi in regimi fiscali agevolati che ad esempio non obbligano (e spesso, non sempre, è un bene) il piccolo produttore ad emettere fatture ma costringe il venditore ad una sorta di “auto fatturazione” per giustificare tale scambio , spostando così sulla sua attività ulteriori incombenze e pensieri . Ma ne son certo, se il dialogo lo avessi con il corrispondente piccolo produttore , potrebbe espormi altrettante difficoltà e stanchezza . Esistono strumenti relazionali e tecnologici che ci possono aiutare in tal senso ? Occorre dunque, questa la mia riflessione tornando ai miei orti, combattere la fatica ed accendere la speranza nel puntare su reti locali, diffuse e numerose, che abbiano le “antiche”, ma modernissime, botteghe di paese e di quartiere (o locali di ristorazione) al centro dello snodo e che raccontino i prodotti , i territori, i suoli e la vita contadina ; ma anche produttori che accettino le sfide del confronto e della collaborazione, se non nei campi, dove siamo soli con le nostre sementi ed attrezzi, quantomeno nella costruzione di una rete sana e produttiva , per se stessi e per la nostra amata Terra; e ancora strumenti tecnologici che ci aiutino a relazionarci in maniera facile e costruttiva e ci sollevi dalle pratiche ed incombenze che siano strumento utile e non ulteriore lavoro. Paradossalmente , quella “lontana “ e bistrattata Unione Europea , in realtà , con la sua Pac e Next Generation Eu, sembra già pronta , con sforzi sinora mai visti , a supportare tale visione e cambiamento; non lasciare che sia, nuovamente appannaggio dei soliti noti è stimolo ed obiettivo di tutti . La tradizione delle nostre relazioni contadine già conosce i vantaggi dell’innovazione ; la manualità dei nostri gesti quotidiani non possono aver paura di sporcare, o meglio, colorare, con la terra delle nostre mani, gli schermi o le tastiere dei supporti tecnologici, che tutti abbiamo, per utilizzarli nel modo giusto ed utile e alla portata di tutti . Creare e cercare strumenti che facilitino le difficoltà di cui sopra è obiettivo presente e raggiungibile , incentivato dall’Unione Europea e quindi , ognuno nei suoi ruoli , non può che muoversi per aprire cuore e mente , perché quando capiremo che il “noi” aiuta l’ “io” , faremo sorridere la nostra Terra, i nostri suoli , le nostre tavole e i nostri portafogli, oltre ad aver creato relazioni sociali fruttuose..

E pensare che ero andato al negozio solo a portare le mie nespole germaniche / europee (a proposito..) e comprare qualche mela……..

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